Sarà stato il 1967 quando l’architetta Lina Bo Bardi fu fotografata da Lew Parrela nel cantiere del São Paulo Museum of Art (MASP) mentre testava il supporto in vetro e cemento (per un Van Gogh!) che aveva progettato lei stessa per le future gallerie del museo. 

“I quadri” scriverà poi David Langdon “erano sorprendentemente montati su pannelli di vetro trasparente, sostenuti da blocchi di cemento, e davano così l’impressione di essere sospesi per aria, così come l’edificio stesso in fondo lo era”.

Gli operai del cantiere – abituati alla presenza quasi costante della Bo Bardi – si misero in posa dietro di lei, con malcelato orgoglio.

Arte, architettura, design e lavoro: tutto in una sola immagine. Per questo la amiamo così tanto e abbiamo deciso di darne la nostra interpretazione, con le palette Kayar e Screed, per celebrare il Leone d’Oro alla memoria che le è stato conferito dalla Biennale di Venezia 2021.

Il curatore della Biennale Hashim Sarkis lo presenta con queste parole: “La carriera di Lina Bo Bardi come designer, editor, curatrice e attivista ci ricorda il ruolo dell’architetto come coordinatore e costruttore di visioni collettive. […] Soprattutto, i suoi potenti edifici spiccano per il loro aspetto e per il modo in cui uniscono architettura, natura, vita e comunità”.