April 2, 2026

Come calcolare le emissioni di CO₂ in edilizia: guida pratica

Nel settore delle costruzioni, la sostenibilità non è più un elemento accessorio: è un criterio di scelta. Architetti, contractor e committenti richiedono dati concreti, misurabili e verificabili. Per questo il calcolo delle emissioni di CO₂ — o più precisamente della Carbon Footprint — rappresenta oggi un passaggio fondamentale per chiunque operi nel comparto edilizio, dai produttori di materiali fino ai progettisti.

Cos’è la Carbon Footprint e perché riguarda l’edilizia

La Carbon Footprint (impronta di carbonio) è una misura che esprime, in termini di CO₂ equivalente (CO₂e), il totale delle emissioni di gas a effetto serra associate a un prodotto, un servizio o un processo.

Nel contesto edilizio, questo significa quantificare le emissioni generate da ogni elemento che entra a far parte di un edificio: dalle materie prime estratte, alla produzione in stabilimento, al trasporto in cantiere, fino alla dismissione a fine vita.​ Sono le informazioni che avevamo già incontrato durante la LCA, l’analisi del ciclo di vita o lifecycle analysis.

Non si parla solo di energia elettrica o riscaldamento: ogni materiale da costruzione — pavimentazioni, isolanti, rivestimenti, impermeabilizzanti — porta con sé un “peso” in termini di gas climalteranti che è possibile, e necessario, misurare.

Il mercato lo richiede sempre più esplicitamente attraverso:

  • dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD)
  • informazioni tracciabili e comparabili
  • conformità ai criteri ESG
  • supporto documentale per gare e capitolati

Approfondimento tecnico: come si calcolano le emissioni

Il principio di calcolo è relativamente semplice:​

Emissioni (CO₂e) = Dato di attività × Fattore di emissione

dove:

  • Dato di attività = quanto si consuma (es. litri di combustibile, kWh di energia, km percorsi, tonnellate di materiale utilizzato)
  • Fattore di emissione (FE) = la quantità di CO₂ emessa per ogni unità dell’attività, ricavata da database ufficiali come ISPRA, IPCC, DEFRA o Ecoinvent​

Esempio pratico applicato all’edilizia: se un cantiere consuma 500 m³ di gas metano per il riscaldamento degli ambienti, le emissioni associate sono:

500 m³ × 1,95 kg CO₂/m³ = 975 kg di CO₂​

Analogamente, 1 kWh di energia elettrica consumata produce in media circa 0,43 kg di CO₂, un dato fondamentale per valutare l’impatto dei consumi energetici durante la fase d’uso di un edificio.​

Le emissioni vengono espresse in kg o tonnellate di CO₂ equivalente (CO₂e), un’unità che consente di includere anche altri gas climalteranti — come metano (CH₄) e protossido di azoto (N₂O) — convertiti in un potenziale di riscaldamento comparabile alla CO₂ attraverso il coefficiente GWP (Global Warming Potential).​

Le 5 fasi del metodo di calcolo

Il metodo più diffuso a livello europeo — e riconosciuto dagli standard ISO 14064 e dal GHG Protocol — si articola in 5 fasi principali:​

1. Definire i confini organizzativi e spaziali

Prima di procedere al calcolo, occorre stabilire chiaramente cosa si sta misurando. In edilizia, questo significa identificare il sistema oggetto di analisi: un singolo materiale, un componente edilizio, un intero edificio o il processo produttivo di un’azienda. È utile costruire un diagramma di flusso che mappi tutti gli ingressi e le uscite del sistema considerato.​

Per un edificio, i principali flussi da considerare sono:

  • Combustibili per riscaldamento (caldaia a gas, teleriscaldamento)
  • Energia elettrica (illuminazione, impianti, HVAC)
  • Gas refrigeranti (emissioni fuggitive da impianti di climatizzazione)
  • Acqua (sanitaria e irrigazione)
  • Materiali da costruzione per manutenzione e ristrutturazione
  • Rifiuti generati durante la costruzione e il fine vita

2. Definire i confini operativi (Scope 1, 2 e 3)

Lo standard GHG Protocol distingue tre categorie di emissioni:

  • Scope 1 – Emissioni dirette: prodotte direttamente dall’organizzazione (es. combustione in cantiere, flotta veicoli propria, emissioni fuggitive da impianti di climatizzazione)
  • Scope 2 – Emissioni indirette da energia: generate dalla produzione di energia elettrica o termica acquistata dall’esterno
  • Scope 3 – Altre emissioni indirette: includono tutta la catena del valore — trasporto dei materiali, smaltimento dei rifiuti, spostamenti dei lavoratori, ciclo di vita upstream dei prodotti acquistati

Per i materiali da costruzione, lo Scope 3 è spesso la voce più rilevante: un pavimento in gomma, ad esempio, incorpora emissioni legate all’estrazione della gomma naturale o sintetica, ai processi chimici di vulcanizzazione, ai trasporti dalla fabbrica al cantiere.

Il calcolo di Scope 1 e Scope 2 è obbligatorio; Scope 3 è discrezionale ma sempre più richiesto dai protocolli di sostenibilità.​

3. Raccolta dei dati di attività

È la fase più operativa. I dati vengono raccolti tramite check list e possono riguardare:​

  • consumi energetici (bollette, contatori, registri)
  • consumi di combustibili (bolle di consegna, schede carburante)
  • quantità di materiali acquistati (documenti di trasporto, DDT)
  • km percorsi dai mezzi di trasporto
  • quantità di rifiuti prodotti e avviati a smaltimento o recupero

Il periodo di riferimento è generalmente 1 anno solare.

4- Applicazione dei fattori di emissione e calcolo

Una volta raccolti i dati, questi vengono moltiplicati per i rispettivi fattori di emissione (FE), così da ottenere le emissioni espresse in kg di CO equivalente (kg COe).

È importante ricordare che i fattori di emissione non sono valori assoluti: possono variare in funzione del Paese, del tipo di combustibile, del potere calorifico, della tecnologia utilizzata e dell’anno di riferimento.

Per questo motivo, i dati devono sempre essere ricavati da fonti tecniche autorevoli e aggiornate, come ad esempio:

5. Pianificazione della riduzione e reporting

Una volta identificate e quantificate le principali fonti emissive, il passo successivo è definire un piano di riduzione concreto, partendo dagli interventi con il miglior rapporto tra impatto, fattibilità e investimento.

Un piano efficace dovrebbe includere:

  • obiettivi di riduzione misurabili
  • indicatori di monitoraggio nel tempo
  • responsabilità interne e budget
  • orizzonte temporale e frequenza di aggiornamento dei dati

Questo approccio consente non solo di misurare l’impatto ambientale, ma anche di gestirlo in modo strategico, trasformando il dato emissivo in una leva di miglioramento.

LCA: lo strumento avanzato per i materiali da costruzione

Per i prodotti edilizi, il calcolo delle emissioni si approfondisce attraverso la Life Cycle Assessment (LCA) — Analisi del Ciclo di Vita.

L’LCA valuta l’impatto ambientale complessivo di un prodotto in tutte le fasi della sua esistenza:​

  1. Estrazione e lavorazione delle materie prime (upstream)
  2. Processo produttivo e consumi energetici in fabbrica
  3. Trasporto e distribuzione
  4. Messa in opera e fase d’uso
  5. Fine vita: smaltimento, recupero, riciclo (downstream)

I risultati di una LCA confluiscono nelle EPD (Environmental Product Declaration) — Dichiarazioni Ambientali di Prodotto — che rappresentano oggi il documento più richiesto nei capitolati di appalto e nei protocolli di certificazione degli edifici (LEED, BREEAM, ITACA).

Perché è strategico per Artigo

Per un produttore di materiali tecnici come Artigo, la misurazione delle emissioni di CO₂ dei propri pavimenti in gomma non è solo una scelta ambientale: è una scelta industriale. Significa:

  • Fornire dati trasparenti a progettisti e clienti, abilitando scelte consapevoli
  • Supportare crediti per protocolli di sostenibilità negli edifici certificati
  • Individuare aree di miglioramento nel processo produttivo, ottimizzando efficienza e costi
  • Distinguersi in contesti pubblici e internazionali con requisiti ambientali stringenti
  • Anticipare le evoluzioni normative, inclusi gli obblighi di rendicontazione ESRS

La sostenibilità misurata diventa un elemento competitivo, non solo reputazionale. Le imprese che conoscono e documentano la propria Carbon Footprint sono percepite come più affidabili, trasparenti e innovative.​

L’impegno di ARTIGO

Artigo sviluppa pavimentazioni in gomma orientate alla durabilità, alla qualità tecnica e alla responsabilità ambientale. Misurare le emissioni di CO₂ è parte di un percorso di trasparenza che consente di offrire prodotti performanti e supportati da dati oggettivi — dalla Carbon Footprint al ciclo di vita completo del prodotto.

Perché oggi progettare significa anche misurare.

Per maggiori informazioni sui dati ambientali dei prodotti Artigo, il nostro team è a disposizione.

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